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BILINGUISMO
Scritto da
Antonella Amati - Marzo 2007
1
Bilinguismo in Famiglia
2
Perché è naturale diventare Bilingui
3
Suggerimenti
1 Bilinguismo
in Famiglia
Riportiamo un
breve e interessante documento sul bilinguismo in famiglia.
Il documento è stato redatto per l’”Osservatorio linguistico
della Svizzera italiana (OLSI)” e si trova allegato al volume
“Famiglie Bilingui” di Bruno Moretti e Francesca Antonini.
Nel documento
troverete riassunte in maniera sintetica le più recenti
teorie e conoscenze sul bilinguismo e una serie di regole
ragionate da seguire con i vostri bambini. ( Vedi Documento
OLSI)
2 Perché è naturale
diventare Bilingui
La possibilità
di diventare bilingui per i nostri bambini non è solo una
fortuna, ma un dono prezioso.
Con l'esperienza
del genitore e non del ricercatore, vorrei parlare di alcuni
aspetti dell'essere o del poter essere bilingui per i nostri
figli.
Gli studiosi
ci suggeriscono che il bambino, fin dalla nascita, è perfettamente
in grado di assimilare due o più lingue, se a queste è esposto
sufficentemente.
Dobbiamo considerare
superati i preconcetti più comuni( Myths ) secondo i quali
il bambino che vive a contatto con 2 o più lingue le confonderebbe
tra loro, non ne svilupperebbe nessuna adeguatamente, comincerebbe
a parlare più tardi, o addirittura avrebbe problemi a scuola
o con i compagni.
Nessun dato scientifico
supporta queste credenze, ma studi e l'esperienza pratica
dicono proprio il contrario: i bambini o i ragazzi bilingui
non mescolano mai le lingue fra loro se non volontariamente
ed hanno padronanza del linguaggio esattamente come i loro
coetanei monolingue (cioè alcuni più altri meno ma ciò in
relazione a fattori esterni e non al numero delle lingue
parlate).
Un relativo numero
di bambini comincia a parlare tardi e ha problemi vari a
scuola, ma solo quelli bilingui vengono "notati" e viene
attribuito la causa del ritardo all’essere a contatto con
più lingue.
Gli studiosi
ci dicono che nel cervello di un bambino bilingue si creano
a mano a mano due distinti e differenti apparati linguistici
da dove il bambino attinge al bisogno. E' come dire che
il bambino usa due "scatole magiche" separate da cui tira
fuori le parole e le espressioni che gli servono in quel
momento. Tutti i genitori di bambini bilingue più grandicelli,
vi diranno che i bambini non sbagliano mai lingua nel rivolgersi
ad un adulto, e che non mischiano mai le due lingue anche
se, all'inizio e fino a circa tre anni, lo hanno fatto.
Due fondamentali
capacità spontanee aiutano il bambino nella costruzione
del suo linguaggio futuro:
- Quando il bambino
inizia la "lallazione" (cioè l’emissione di suoni ripetitivi,
a sequenze variamente composte-dadada; gugu; ghigughigu
ecc)-attorno ai quattro/cinque mesi, emette dei suoni tipici
ripetuti che sono praticamente gli stessi per tutti i bambini
del mondo. Solo più tardi, copiando gli adulti, il bambino
effettua una specie di screening, che gli fa "dimenticare"
suoni e inflessioni che non appartengono alla sua lingua,
e quindi non gli servono e "tenere" nel suo bagaglio linguistico
solo quelli famigliari.
Questo significa
che, alla nascita, ogni bambino è perfettamente in grado
di riprodurre qualsiasi suono vocale con cui venga a contatto.
Se i suoni con
cui viene a contatto appartengono a più lingue il bambino
li assimilerà tutti e non li dimenticherà più.
- L’altra capacità
nei bambini molto piccoli che sembra essere assolutamente
spontanea nello sviluppo del bambino, è quella di riprodurre
le forme grammaticali della propria lingua automaticamente
senza doverle studiare, prima di ogni contatto con la scuola.
In ogni lingua esistono regole e strutture grammaticali
più o meno difficili oltre ad eccezioni e irregolarità.
Il riprodurre le regole da parte del bambino quindi non
è solo un semplice copiare l’adulto, ma sembra che il bambino
abbia una specie di capacità “creativa” nel formulare le
proprie frasi. Certo questo è un processo lungo che dura
nel tempo e passa attraverso tentativi ed errori frequenti
che spariscono o diminuiscono in età scolare.
Gli studi in
materia hanno messo in luce che queste due speciali capacità
del bambino molto piccolo, diminuiscono e poi scompaiono
quasi del tutto fra gli otto e i dodici anni. Dopo questa
età, le complicazioni sociali e comportamentali che entrano
in gioco rendono difficile l’acquisizione spontanea della
lingua.
E’ quindi importante
che il bambino venga messo in contatto con una seconda lingua
prima di questa età cruciale.
Dopo questa
età imparare una lingua potrà comunque essere facile , ma
sarà “a tavolino”, cioè con lo studio sistematico con tutto
ciò che esso comporta.
In altre parole
il bambino comincerà a parlare una seconda lingua se qualcuno
parlerà con lui quella lingua se non dalla nascita, dalla
più tenera età e se avrà il bisogno e il piacere di esprimersi
con essa .
Fatte queste
osservazioni sull’età favorevole ad imparare una seconda
lingua, permettetemi una domanda:
perché in quasi
tutte le scuole in Europa l’introduzione dello studio delle
lingue straniere è quasi sempre nelle scuole superiori,
cioè subito dopo la pubertà, cioè appena si è persa la capacità
spontanea a diventare bilingui?
“Children are
born ready to become bilinguals and multilinguals. Too many
are restricted to becoming monolinguals.[...] No caring
parent or teacher denies children the change to develop
phisically, socially, educationally or emotionally. Yet
we deny many children the change to develop bilingually
and multilingually. (Baker C., 1995, A parents' and teachers'
guide to bilingualism, Multilingual Matters, Clevedon.)
3 Suggerimenti
Queste vogliono
essere solo indicazioni generali dettate dall’esperienza
personale, dal contatto con persone e situazioni bilingui,
e dallo studio di testi specifici sull’argomento. Ogni situazione
è però diversa, quindi ognuno saprà adattarsi alle esigenze
specifiche proprie e del proprio bambino.
QUANDO INIZIARE
A PARLARE NELL’ALTRA LINGUA
Pensiamo che,
in ogni caso, è preferibile iniziare a parlare al bambino
in due lingue fin dalla nascita. Se un bambino viene esposto
alle due lingue fin dall’inizio penserà che il mondo è fatto
così: la mamma parla in un modo e papà invece in un altro
(oppure: a casa si parla così e fuori invece così) e lo
troverà assolutamente normale e accettabile.
Anche un bambino
un po’ più grande, in età prescolare o che ha iniziato la
scuola da poco, avrà comunque buone possibilità di acquisire
spontaneamente una seconda lingua. A questa dovrà però essere
avvicinato con naturalezza, senza forzature e legando la
seconda lingua ad attività piacevoli a lui gradite (il gioco
con altri bambini bilingui o che parlino l’altra lingua,
sopra a tutte; il canto figurato e l’ascolto di canzoni;
la lettura di libri e favole per bambini con una persona
adulta che parli la seconda lingua; la visione di cartoni
animati o programmi per l’infanzia già noti e non nella
seconda lingua ecc).
QUALE METODO
SCEGLIERE?
Bisogna scegliere
per il bambino un modo per avvicinarlo alla seconda lingua
e non cambiarlo più. Questa scelta dipende in genere dalla
situazione famigliare in cui si vive.
Di solito i metodi
sono: “ una Persona, una Lingua” o “ un Ambiente, una Lingua”
a seconda che le coppie di genitori siano miste o di stessa
nazionalità.
Nel primo caso
sarebbe opportuno che ambedue i genitori parlassero o cercassero
di imparare anche l’altra lingua. Parlando sempre e solo
la propria lingua in famiglia si crea meno confusione per
il bambino e un ambiente più armonioso.
Se la madre
è straniera e il papà del luogo, in genere l’acquisizione
spontanea e precoce della seconda lingua è più semplice.
Questo a patto che la mamma si rivolga al bambino sempre
nella sua lingua ( e traduca ciò che dice in presenza di
persone del luogo) e non cambi in seguito il suo modo di
fare.
Quando il padre
è straniero di solito le cose sono più difficili.
In questo caso
la convinzione che l’eventuale bilinguismo del bambino è
assolutamente prezioso per lui deve assere forte e radicata.
In questa situazione
il papà dovrebbe comunque scegliere di parlare sempre la
sua lingua con il bambino, mentre entrambi i genitori dovranno
dedicare maggiore attenzione alla sua educazione bilingue
supportandolo frequentemente con interventi rafforzativi
della seconda lingua.
Nel caso di genitori
della stessa nazionalità che vivono in un paese straniero
il metodo “ un Ambiente, una Lingua” è, almeno all’inizio,
di più facile applicazione. I genitori possono parlare la
lingua straniera a casa (ed eventualmente nella casa dei
nonni), e parlare la lingua del luogo in tutte le altre
situazioni.
COME RAFFORZARE
LA SECONDA LINGUA
Rafforzare la
seconda lingua con interventi di sostegno sarà comunque
utile in tutti i casi, specialmente quando il bambino comincerà
ad andare a scuola o avrà contatti più frequenti con i bambini
del luogo.
Per rafforzare
la seconda lingua si può innanzi tutto cercare di organizzare
frequenti contatti di gioco con altri bambini in situazioni
simili; passare le vacanze il più spesso possibile nel paese
straniero; aiutarsi con cd, dvd, libri nella seconda lingua;
inventare giochi da fare solo in quella lingua. Un aiuto
per quando i bambini cominciano la scuola, è di procurarsi
un libro della scuola elementare italiana, e, parallelamente
alla scuola inglese iniziare lo studio della lingua italiana.
Attenzione che
niente sia forzato o non gradito ai bambini. Il risultato
sarebbe inevitabilmente l’opposto di quello sperato. Cercate
di essere il più naturali ed entusiasti possibile nel proporre
al bambino le attività di supporto. Se comunque questo non
basta, e il bambino ha reazioni negative, cambiate attività
o rimandatela ad un altro momento, ma comunque non desistete.
Anche nei casi in cui sembra che il bambino non acquisisca
nulla e non reagisca, gli starete comunque costruendo una
base solida su cui costruire il proprio bilinguismo in futuro.
TENERE UN DIARIO
E’ interessante
e divertente tenere un diario di tutte le parole che vostro
figlio dice giorno dopo giorno.
Si può cominciare
molto presto con l’annotare i primi suoni che emette e continuare
con i primi tentativi di comporre parole e le prime parole
vere e proprie.
Per le due lingue
io faccio così: con un colore segno le parole in italiano,
con un altro quelle in inglese e con un altro ancora quelle
comuni alle due lingue e i nomi propri. Posso così capire
“a vista” i progressi nelle due lingue e se e quando una
prende il sopravvento sull’altra. Il diario, oltre che utile,
sarà un bellissimo ricordo da tenere per il futuro.
NON FINGERE
MAI
Mai fare finta
di non aver capito se il bambino si rivolge al genitore
straniero nella lingua del luogo o viceversa. Accadrà molto
spesso che vostro figlio vi parlerà con una lingua diversa
dalla vostra. Quando è molto piccolo, in genere prima dei
tre anni e non formula ancora che poche e semplici frasi,
userà la parola che prima gli viene in mente, o quella più
facile da pronunciare. Non correggetelo MAI traducendo la
parola in italiano con tono stizzito o con frasi come”no,
con me devi dire......”. Provocherete nel bambino solo confusione
e delusione perché penserà di avervi contrariato senza capirne
il motivo. Semplicemente ripetete con entusiasmo la parola
“incriminata” nella vostra lingua facendogli capire che
avete compreso ciò che vuole e siete contenti che si è sforzato
di esprimersi. Se il vostro bambino italo/inglese vuole
un cucchiaio e vi dice “pun, pun” rispondete con entusiasmo”Siiii!
Vuoi un cucchiaino?! Ecco prendi.” Molto probabilmente continuerà
a chiedervi “pun”(molto più facile che dire c.u.c.c.h.i.a......),
ma sicuramente se gli chiederete “mi prendi un cucchiaino?”
vi porterà l’oggetto richiesto senza esitazioni.
Anche quando
vostro figlio sarà più grande e si esprimerà meglio anche
nella vostra lingua potrà capitare che vi parlerà nella
lingua locale. Un caso tipico è un bambino che torna da
scuola e vi racconta quello che ha fatto, nella lingua che
parla a scuola. Di nuovo non fate mai finta di non capire
per forzarlo a parlare la vostra lingua. In quel momento
lui vuole un vostro consiglio o un vostro commento.
Focalizzare
l’attenzione da parte vostra sul modo e non sul contenuto,
cioè su come e non su cosa vi sta dicendo, sarebbe un grave
sbaglio e potrebbe provocare in lui frustrazione e risentimento.
Come riporta il documento dell’OLSI, prima viene il bambino,
e poi la o le lingue che parla, cioè prima vengono i contenuti
poi le forme.
Di nuovo rispondete
al bambino nella vostra lingua in maniera del tutto naturale.
Lui vi capirà comunque e anche questo sarà un passo importante
nella sua formazione bilingue.
NON MESCOLARE
MAI LE LINGUE
Cercate di non
mescolare le lingue mentre parlate se non volete che il
bambino lo faccia a sua volta. A volte chi vive in un paese
di lingua differente dalla propria è portato, mentre parla,
a “prendere in prestito” parole e frasi dell’altra lingua
che in quel momento affiorano alla mente. Meglio evitare
di mischiare le lingue da parte vostra o il bambino penserà
che è lecito farlo e vi copierà, o semplicemente confonderà
parole e modi di dire nelle due lingue e faticherà molto
di più a districarsi tra di esse.
VACANZE
Cercate di far
passare le vacanze ai vostri figli bilingui nel paese della
lingua che non parlano dove vivono. Cercate di portarli
dalla nonna che “cucina i loro piatti preferiti”, o dai
cuginetti con cui poter giocare. Prendete anche in considerazione,
quando è più grande, di mandarlo per un periodo da solo
dai cugini o dagli zii, o addirittura di andare per un periodo
più lungo nell’altro paese, e fargli frequentare per qualche
tempo la scuola locale.
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