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Avviso per chi vuole venire a Londra e non sa l'Inglese:
Lo pubblico o non lo pubblico?
Alla fine ho deciso di pubblicarlo.
L'avevo preparato, stavo
per cancellarlo poi ho pensato: magari a qualcuno può interessare.
Ho cominciato a considerare
di trasferirmi a Londra per vivere e lavorare a ottobre
del 2006. Da quella data ho cominciato a raccogliere più
informazioni possibili su internet. Sul lavoro, sull’alloggio,
sui forum, consigli ecc…
Avevo deciso di mollare tutto
e di provare a ricominciare da capo a Londra con l’anno
nuovo, subito dopo le feste. Forse non era il periodo indicato,
ma ho aspettato che mi scadesse il contratto di lavoro che
non mi piaceva affatto per sperare di trovare qualcosa da
qualche altra parte dopo anni di totale insoddisfazione
in Italia.
Sono partito con nessuna
pretesa. Volevo fare qualunque lavoro che fosse lavapiatti
o spazzino.
L’idea di partire e di ricominciare
tutto da capo in un altro paese con un’altra lingua ed un’altra
cultura spaventa, ma è più forte il desiderio e la curiosità
tanto che prendono il sopravvento sulla razionalità.
Alcuni amici in Italia avevano
deciso di partire nello stesso periodo per passare le vacanze
a Londra e con l’occasione aiutarmi a conoscere qualche
italiano che già loro conoscevano a Londra. Questo mi ha
dato una motivazione maggiore.
Arrivato a Londra il primo
giorno ho dormito in albergo in quanto gli amici italiani
tramite tutte le loro conoscenze non sono riusciti a trovarmi
nulla.
Da allora mi sono sempre
arrangiato, mi sono trovato da solo alloggi in ostelli e
qualche giorno anche a casa di una signora che aveva adibito
una specie di garage a camera ma per andare in bagno occorreva
andare fuori, cioè passare proprio all’aperto ed in quel
periodo la notte arrivava tranquillamente ad un grado infatti
pochi giorni dopo ha anche nevicato. Ma il bagno era comunque
una specie di struttura separata senza riscaldamento.
Poi per una settimana in
un ostello invivibile a Bayswater pagato in anticipo dove
il materasso a molle scoperte si infilava ovunque nella
schiena. La finestra rotta faceva entrare il freddo della
notte ed in quel periodo il vento tirava talmente forte
che tutta la struttura tremava e difficilmente sono riuscito
a dormire quella settimana. Dopo essermi lamentato con la
signora che gestiva il posto, ho ottenuto la riparazione
della finestra con dello scotch ma, siccome la notte il
riscaldamento era rigorosamente spento ed anche di giorno
c’era solo un termo leggermente tiepido, sono riuscito a
farmi dare un’antica stufa elettrica che tenuta vicino al
letto alleggeriva il freddo. Non c’era la doccia ma solo
il bagno dove ogni tanto vedevi girare insetti strani tipo
zecche. Siccome non si poteva dormire in quel letto avevo
considerato di dormire in terra, ma la stanza era una specie
di tunnel stretto e non c’era spazio e poi non sapevo che
cosa poteva esserci in quel pavimento a moquette. Così ho
cercato di sistemare dei panni e quello che avevo sulle
molle. Il tutto a 210 pound a settimana in questa specie
di camera doppia!
Poi finalmente ho trovato
un posto “vivibile” ed economico (175 pound a settimana
sempre camera doppia). Vivibile perché per fortuna il materasso
era comodo e c’era il riscaldamento. Ma le condizioni della
struttura e la pulizia non le considero perché mi andava
più che bene così, ho chiesto del detergente ed una spugna
e mi sono pulito un po’ alla meglio la stanza. Aveva il
bagno e la doccia nello stesso ambiente ma gli scarichi
comunicanti così, se il vicino faceva la doccia si sentiva
ed usciva l’acqua sporca dallo scarico. Ma andava bene così.
Questo per quanto riguarda
l’alloggio.
Per il lavoro avevo deciso
che il mio lavoro era quello di alzarmi alla mattina e mettermi
in cammino fino alla sera per trovare lavoro e alloggio.
Per essere tranquillo, avevo
la oyster card con abbonamento settimanale zona 1 e 2 dell’underground
e tutti gli autobus a 24 pound circa.
Per riassumere le spese a
chi si volesse cominciare questa avventura:
175 l’alloggio e 24 l’underground.
Per il cibo, i Mc-Donald,
burghy ecc sono a 4,90 pound il menù. Ma occorre avere uno
stomaco in perfette condizioni per reggere quel ritmo e
non era il mio caso.
Ma il più delle volte si
mangia quello che si trova ai vari supermarket Tesco e Sainsbury’s.
Il mio inglese non è il massimo
ma capisco e mi faccio capire.
Purtroppo non avevo un curriculum
decente scritto in inglese e non ho trovato nessuno che
mi aiutasse a farne uno.
Poi ho pensato che per fare
il cameriere ed il lavapiatti, visto che non ho esperienza,
non credo che il curriculum mi potesse servire.
Quindi, intanto che giravo
la città entravo nei locali, solitamente ristoranti e possibilmente
italiani, col mio solito: “I’m looking for a job”.
Quando mi vedevano entrare
mi sorridevano pensando fossi un cliente, ma poi era demoralizzante
vedere la loro espressione cambiare apostrofandomi come
avessi la peste.
Da tutti gli italiani che
ho incontrato, ed a cui ho chiesto informazioni, ho sempre
dovuto subire i loro racconti di quanto sono stati bravi
a cominciare dal nulla e poi si sono sistemanti. Li lasciavo
parlare un po’ e quando chiedevo dettagli, alla fine c’era
sempre qualche parente o amico che gli aveva trovato lavoro
dall’Italia. Se poi chiedevo di aiutare anche me, mi davano
qualche sommario consiglio come se tutto fosse facile e
come se fossi io l’imbecille che non riesce a trovare nulla.
Sembra che a Londra non conoscano
i job center. A tutti quelli ai quali l’ho chiesto erano
al corrente dell’esistenza ma non sapevano dov’erano, comprese
le poste che mi hanno indicato un centro dove facevano corsi
di inglese.
Alla fine mi sono arrangiato
con internet.
Ma nei job center entri,
hai tutti i computer e le riviste con gli annunci ma poi
ovviamente li devi chiamare tu. Loro ti danno a disposizione
anche il telefono. Ma nessuno mi aveva detto che prima devi
fare l’intervista telefonica con un operatore.
Quindi se non sai bene l’inglese….
Ti chiedono se hai il NIN
(il loro codice fiscale), dove alloggi, età nazionalità
ecc… poi ti chiedono che annuncio hai visto, il numero dell’annuncio
ecc… a quel punto ti chiamano loro e ti passano la comunicazione.
Metto in guardia chi non conosce
bene l’inglese che, un conto è saper capire i siti in inglese,
un conto è comunicare con una persona dove puoi usare anche
i gesti, ma ho trovato una difficoltà inspiegabile nella
conversazione telefonica.
Comunque il lavoro non si
trovava.
Mi rivolgo all’adecco, ma
mi dicono che cercano solo persone specializzate con inglese
fluente. Tutti gli annunci nei job-center specificano “good
english”.
Ho sentito parlare di una
chiesa italiana a londra e provo ad andarci. Era sera (circa
le 1 ed era chiusa. Ma su un lato c'erano un gruppetto di
persone. Parlavano italiano. Ho chiesto informazioni ed
uno mi ha detto: puoi chiedere a lui, è il parroco. Gentilmente
gli chiedo se potevo prendere un appuntamento, ma lui mi
dice di entrare ed aspettare che sbrigasse con una persona
e mi avrebbe parlato. Aspetto poco più di una mezzora e
mi riceve. Gli spiego che cerco lavoro ed alloggio e chiedo
consigli. E’ stato molto gentile, ma era dispiaciuto informarmi
che di lavoro non si trova e che quando lo chiamano dall’Italia,
consiglia di non avventurarsi perché non è più come una
volta che si trovava lavoro facilmente e la manodopera scarseggiava.
Chiacchierando e riflettendo,
in effetti, l’Europa dell’est esporta molte persone anche
laureate che riescono ad imparare molto bene l’inglese da
casa ed andare a Londra disposti a tutto.
Se poi si pensa di andare
a Londra per imparare l’inglese, di londinesi ce ne sono
veramente pochi. Tutte le razze ma inglesi pochi.
Ma secondo me va bene lo stesso
per cominciare. Incontro italiani e cerco di iniziare discorso,
ma sarò sfortunato io, o sarà che gli italiani sono fatti
così, ma incontro solo persone che sanno raccontare benissimo
come sono stati bravi, a colorire la loro storia come fossero
gli unici al mondo ad esserci riusciti e come solo loro
sono usciti da situazioni impossibile che avevano toccato
il fondo, sono stati disperati, stavano per dormire in strada,
ma ecco che uno spiraglio di luce….
Beh, su internet, nei job
center, nelle agenzie interinali e porta a porta niente
lavoro. Non mi restava che rivolgermi ad un’agenzia a pagamento
dove un italiano narrava che loro ti trovano lavoro e alloggio
ma ci mettono un po’. Lo stesso italiano che ho conosciuto
la sera al quale ho lasciato il mio numero di cellulare
chiedendogli se cortesemente mi poteva mandare un sms con
l’indirizzo di questa agenzia, visto che lui era lì da 2
mesi senza aver trovato nulla ma un suo amico l’aveva trovato
con l’agenzia.
L’sms non è mai arrivato,
ma tanto a lui non credo importasse molto considerato che
mi diceva che i soldi glieli passavano comunque i genitori.
Se pagavo un’agenzia dovevo
rimanere almeno un altro mese nell’attesa che mi trovassero
qualcosa.
Tutto questo alla modica cifra
di 175 pound per la camera, 24 per l’alloggio e circa 5
o 10 per il cibo che ormai era l’unica cosa su cui potevo
risparmiare.
Ma erano ormai passate quasi
3 settimane ed a quel ritmo non sarei riuscito a continuare
un altro mese.
Non so, forse chi ci riesce
lo racconta e tutti gli altri rimangono nell’ombra e se
ne vanno con la coda fra le gambe. Ed io sono uno di quelli.
Dopo un mese non ho retto
economicamente. Dopo aver passato diverse giornate sotto
la pioggia ed il vento mi sono pure ammalato con una notte
di febbre molto alta. Ho smesso di crederci e cominciavo
a schifarmi di Londra. Cominciavo a vedere i volti seri,
la gente che camminava senza mai girarsi, nessuno ti sorride,
il vento insopportabile, la pioggia… Vedevo tutto intorno
davvero triste.
Ho cominciato a pensare che
se anche avessi trovato una sistemazione, sarei diventato
così anche io.
Il prezzo da pagare per un’esperienza
e per imparare l’inglese mi sembrava troppo elevato e sproporzionato.
Ma a quel punto mi sentivo
anche in trappola. Niente lavoro a Londra e niente lavoro
in Italia.
Ma ho comunque preferito tornare
in Italia. I soldi stavano finendo. Forse ho fatto male
i calcoli, forse ho smesso di crederci, forse sono stato
sfortunato, forse sono capitato nel periodo sbagliato, forse…
forse e forse….
Una cosa mi conforta leggermente:
leggere nei forum che c’è tanta gente che non riesce a trovare
lavoro nonostante l’impegno e la dedizione.
Ma non mi sento nemmeno di
consigliare qualcuno di partire all’avventura, mollare tutto
che ce la può fare. Sono convinto che le storie a lieto
fine siano tante, altrimenti a Londra non ci sarebbero tante
persone. Ma per un banale calcolo di percentuale, credo
siano tante anche le persone che hanno dovuto ripiegare
in ritirata.
Ah, dimenticavo, tra le tante
esperienze sono capitato a mia insaputa nella londistan,
la zona dei musulmani a vedere un alloggio che avevo letto
negli annunci. Là sono davvero tutti musulmani: poche donne
in giro e tutte col burka e gli uomini con la barba e quei
loro vestiti tutti uguali con quel coso bianco in testa.
Ero l’unico “diverso”. Il ragazzo dell’agenzia, giovane,
gentilissimo e positivissimo. Tanto da dirmi che a Londra
devi per forza essere positivo, altrimenti non concludi
nulla. “You have to be positive in the mind”. L’appartamento
non l’ho preso perché chiedeva un minimo di 6 mesi, ma non
era male, arredato, con camera cucina e bagno spazioso il
tutto a 150 pound a settimana bill (spese) e arredamento
compreso. Ma la cosa più importante è che si è offerto comunque
di aiutarmi a trovare lavoro, mi ha indicato 2 agenzie e
mi ha spiegato bene come raggiungerle. Mi ha detto che lì
era la zona migliore, una comunità migliore e lavoro si
trova più facilmente che nel centro. Avrei potuto pensare
che lo faceva per affittarmi l’appartamento, ma gli avevo
già detto che non potevo garantire per 6 mesi e sapeva bene
che non faceva per me, ma si è offerto di aiutarmi lo stesso.
Appena ci siamo salutati mi sono incamminato verso le agenzie
che mi aveva indicato. Ma strada facendo ho cominciato ad
immaginarmi in mezzo a quelle persone totalmente diverse
da me, una cultura alla quale non mi sono mai identificato
e che non sono mai riuscito ad accettare.
Ho preso il primo bus e sono
tornato a cercare in altre zone. Forse saranno coincidenze,
ma questo ragazzo mi ha confermato che le altre “razze”
su aiutano tra di loro.
La conferma mi era arrivata
dell’italiano che avevo conosciuto appena arrivato a Londra,
quasi una premonizione sulle cattive esperienze con gli
italiani che ho incontrato durante la permanenza a Londra.
Questo, probabilmente sfruttava
il fatto che ero appena arrivato e non ero esperto, cercava
in tutti i modi di fregarmi rifilandomi squallide camere
condivise a 180 pound al mese. Nel tragitto per andare a
visitare queste camere, anziché darmi qualche buon consiglio
o aiutarmi a trovare un lavoro col quale avrei potuto pagargli
l’alloggio, è stato tutte le due ore a raccontarmi di quanto
fosse bravo, di quanti soldi aveva fatto, di quanto era
seria la sua agenzia, quanto ha pagato la sua casa, un accenno
alla moglie ed alla figlia nata da poco quasi a confermare
il suo successo ma soprattutto di quanto la sua intelligenza
l’abbia aiutato a sopravvivere durante le prime permanenze
a Londra che non aveva nemmeno i soldi per pagare l’ostello
ed era costretto ad usare metodi illegali. Dopo avermi anche
raccontato che gli avevano da poco ritirato la patente perché
era ubriaco, la mia fiducia nei suoi confronti era praticamente
nulla.
Il culmine lo ha raggiunto
con la frase che non dimenticherò mai:
l’Italia è un insulto alla
sua intelligenza.
Per me, questo era troppo,
ma non sapevo ancora quello che mi aspettava i giorni successivi.
Se davvero è tanto intelligente,
come mai in Italia non è riuscito a concludere niente ma
a Londra si?
Se sei davvero bravo, valido
ed intelligente, non esistono ostacoli, nemmeno l’Italia….
Scusate lo sfogo, più che
un racconto.
L’intento è di cercare di
essere utile a qualcuno.
Gli italiani che ho incontrato
non mi hanno aiutato, percui non voglio fare la stessa cosa.
Questo è l’unico aiuto che
posso dare:
riflettete prima di partire.
Non lasciatevi incantare
solo dalle storie a lieto fine…
La voglia di partire e lavorare
all’estero è rimasta. Non so se riuscirò mai, ma se dovrò
ripartire, voglio essere sicuro di avere già un lavoro.
Ah, ora sono ancora disoccupato ma qui riesco ancora a cavarmela
con qualche lavoretto in nero… Addio pensione…
La storia completa, lo potete travare qui: http://www.italiansunited.co.uk/forum/viewtopic.php?t=963
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